Fasi esistenziali ovvero come l'oggi mi ha raggiunto...


Mai preteso di fermare il tempo, lui fermerà me.



La fine degli anni '60 ha caratterizzato, con marchio indelebile, il dipanarsi della mia vita.

Il liceo classico frequentato in una città di provincia, i professori "vecchia maniera" e con posizioni politiche completamente differenti: dal marxista integrale alla cattolica convinta.

Avevo davanti il panorama totale delle concezioni del mondo.

Credo che già da quel punto feci la scelta politica che non ho mai abbandonato.

Ero un lettore instancabile: romanzi, poesie, storia e filosofia.

Da Pavese a Vittorini, da Calvino a Bassani e tanti altri, un particolare "amore" per J. Prevert, gli scrittori americani "classici".

Poi l'arrivo degli Oscar Mondadori, 350 lire, permetteva anche ad uno squattrinato studente di accedere alla "cultura", a quei tempi le biblioteche languivano parecchio.

E, subito dopo, la "Beat-Generation" con Kerouac e Ginsberg in testa hanno fatto irruzione in una quotidiana vita tutto sommato tranquilla.

Sacco a pelo e duemila lire in tasca a girare il mondo per scoprire visioni lampeggianti di storie "on the road".

Storie di quotidiana sopravvivenza, vendendo foto e poesie, in strade sconosciute con profumi improvvisi e nuovi.

La sperimentazione del "viaggio" e del buio "euforico" con il rammarico di memorie perdute per sempre.

Ma una solida base filosofica s'opponeva all' "allargamento delle visioni" introspettive e, a volte, magiche.

Sì... la filosofia ed in particolare la "Scuola di Francoforte" con Adorno ed Horkheimer a guidare la schiera, ma come bibbia "Minima Moralia".

L' "Uomo a una dimensione" di Marcuse e la "Dialettica negativa" di Adorno vennero dopo ad introdurre quello che sarebbe stato il movimento del '68.

E di botte, in giro per l'Italia, ne presi tante, in particolare ricordo Genova e Firenze.

Ma "memorabili" furono quelle del 17 maggio 1968 dopo il comizio di chiusura della campagna elettorale di Tullio Vecchietti, allora segretario dello PSIUP.

E per chi non ne ha la memoria storica, il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, che io votavo, aveva tra i principali esponenti Lelio Basso, Vittorio Foa, Lucio Libertini ed Emilio Lussu.

Quella sera fummo intrappolati in una viuzza con le camionette della polizia che ci passavano a millimetri e gli agenti che distribuivano manganellate casuali e senza risparmio alcuno.

Tutto finì nel migliore dei modi, infatti, io ed una splendida ragazza trovammo rifugio in un gabinetto posizionato in un cortile con terrazzini esterni dove trascorremmo la notte unendo l'utile al dilettevole.

Bei ricordi!

Il '68 si esaurì da solo come, spontaneamente, era nato e fu l'ora di iniziare ad abbandonare i sogni, mai morti, comunque.

Parlo poco volentieri del mio lavoro, quello di insegnante e ricercatore.

Le pubblicazioni socio-economiche, di cui vi risparmio la citazione, sono labili ed attuali per qualche mese o poco più, diventano obsolete in un trimestre e, a volte, mi son chiesto perché sprecassi tanto impegno.

Io ho sempre scritto altro, poesie e racconti, quello era il mio vero "mestiere", una vocazione non tanto sopita che mi ha accompagnato fino all'oggi.

Quell'oggi che mi ha raggiunto e mi ha portato ad offrirmi a voi "coerente e non pentito del passato e del presente".






"On the road..."







"Trip"







"Allargamento visioni..."




"Periodo maudit"